Home > Vita quotidiana > Razzismo

Razzismo

Ieri pomeriggio tornavo dall’università in autobus verso le 17.00. Volevo stare sulle mie, stanco della giornata di studio, provato da problemi di cuore (non cardiaci :-) proprio di cuore!) e con un sottile mal di testa. Ad una fermata sale una ragazza di colore con tanto di figlio in braccio e si siede di fianco a me, occupando un più del suo posto. Ok, mister Pregiduzio si incazza nel suo intimo e si chiede perchè proprio li doveva sedersi, si chiede se anche lei sente di non essere profumata come una rosa e se si, si chiede come mai non le dà fastidio. Ringraziando Apple per aver creato iPod, alzo una tacca il volume e cerco di sonnecchiare fino alla mia fermata. Il bimbo continua a muoversi, lo sento anche senza aprire gli occhi perchè il braccio della madre è talmente incastrato nel mio piumino che ogni suo respiro diventa automaticamente mio. Dopo qualche tormentato minuto, quando avevo quasi raggiunto la pace interiore, sento qualcosa che mi tocca la borsa che tenevo sulle ginocchia, apro gli occhi ed è il bimbo che fa il funambolo. S’era incuriosito all’aggeggio nero e specchio che tenevo in mano, e ha deciso bene di togliermi il jack delle cuffie. Credo di averlo guardato come nessuno al mondo vorrebbe essere guardato da me: è stata una raezione istintiva. Incrocio lo sguardo del bimbo e capisce, il mio sguardo non lascia spazio ad interpretazioni. Poi, spiazzante, mi fa “eeee! Tieni!” e mi porge il jack bianco, sulla sua manina nera, goffa, come quella di qualsiasi altro bambino della sua età: è riuscito a strapparmi un sorriso, un sorriso che sulle labbra si è spento poco dopo ma che dentro mi è rimasto per ore. Guardo la madre e anche lei mi guarda, dicendo “anche a casa fa sempre così”.

Un bambino può farti capire che sei una merda senza dirtelo, ed è più efficace di ogni altro adulto al mondo.

Vita quotidiana

  1. Nessun commento ancora...
  1. Nessun trackback ancora...