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Archivio per agosto, 2007

Jesolo diverso

12 agosto, 2007

Giovedì sono andato a Jesolo per guarire dalla grave forma di mozzarellite che mi affiggeva la pelle. Io, Mimmo ed Elena siamo andati a trovare una nostra compagna di classe che era li ormai da una settimana e la ragazza di Mimmo. La giornata in sé non è stata particolarmente movimentata o degna di nota, è stata semplicemente una bella giornata al mare, sole, in compagnia di cari amici. Verso le 18.00 ha cominciato a piovere ma poco male, tanto comunque avevamo già deciso di tornare per quell’ora. Messi in macchina ha cominciato a piovere che Dio la mandava. Per tornare alle nostre dimore bisogna percorrere un argine lungo circa 8 chilometri privo di immissioni, piazzole di sosta, curve o altre varianti. Guidavo io e davanti di me c’è una Seicento nuova dall’andatura un po’ incerta, una via di mezzo tra un ubriaco e un maldestro indeciso che non sa dove andare (anche se ripeto, in quell’argine non serve porsi molte domande sul dove andare…). Ad un certo punto il conducente mette la freccia a sinistra, mette le ruote sinistre dell’auto sulla linea che divide le strette carreggiate e poi resosi conto del fatto che a sinistra ci sono solo campi, fa rientrare la freccia. Riposiziona l’auto in una posizione più consona, ma dopo pochi metri frena fino a fermarsi, ma non bruscamente.

Ora inizia lo show — ho pensato.

Invece, appena si è aperta la porta del conducente ne ho avuto la certezza.

Continua a piovere copiosamente mentre scende un’anziana signora che non sembrava avere problemi di salute, ma tutti questi ragionamenti li ho fatti in pochi istanti. Chiude la porta alle sue spalle mentre ovviamente, dietro di me si era già formato un centinaio di metri di colonna: sento gli occhi di tutti i vacanzieri della giornata che come me si sono voluti godere un giorni di sole jesolano e nessuno osa suonare il clacson perché lo stupore supera l’irritazione della coda. L’anziana donna si avvicina all’auto dietro alla sua — la mia — e incrocia il mio sguardo mentre io ritengo opportuno far scendere il finestrino per sentire cosa vuole, sicuro di non essere in pericolo vista la netta differenza fisica tra noi due.

Signora, ha bisogno d’aiuto?” comincio io il dialogo.

Si, caro giovine,” traduco dal dialetto veneto “io non ci vedo più dal vetro perché è tutto appannato e non riesco più ad andare avanti con tutte queste macchine che sfrecciano veloci”.

Un misto di rabbia, stupore e pietà stavano infiammando il mio interno ma come – fortunatamente – spesso mi accade, il raziocinio ha la prevalenza anche nelle situazioni più uniche che rare. Mi si presentavano due opzioni: la prima era tranquillizzare la signora e chiamare la stradale, che avrebbe dovuto farsi i restanti 5-6 chilometri contromano per raggiungerci, disintegrare la mia sopportazione facendomi probabilmente sentire un imbecille e forse facendomi pagare l’uscita. Ho optato per la seconda.

Mimmo, monta qua al posto di guida e seguimi”.

Prendo la vecchietta, la faccio salire al posto passeggero della sua auto e io alla guida. Per prima cosa cerco la leva per far avanzare il sedile di guida che era distantissimo. Ora, io sono un tappo si, non arrivo al metro e settanta però la signora era una spanna più bassa del sottoscritto quindi avrei dovuto avere il problema contrario. Scoprii poi che la nonna guidava seduto sulla punta del sedile, aggrappata al volante. Ma poco importa, scivolando un po’ in basso avevo i pedali in posizione sicura e anche una discreta visibilità. Quindi premo la frizione, metto in moto e lascio in folle, mentre regolo l’aria calda al massimo verso i vetri, ovviamente, per disappannare il cristallo anteriore. Ok, possiamo partire. Metto la prima e gratta. La seconda pure. La terza non ne parliamo. La quarta per solidarietà si comporta allo stesso modo, mentre la quinta non ho avuto il coraggio di innestarla. Beh, quel povero cambio che nativamente è più che discreto è stato violentato nei modi peggiori dalla nostra eroina che probabilmente ignora a funzione del primo pedale a sinistra. Ad ogni modo durante i pochi chilometri percorsi assieme, lei mi ha raccontato vita, morte e miracoli di lei e tutti i suoi parenti fino alla terza generazione, mi ha confidato di avere 87 anni e che stava andando dietro l’aeroporto di Tessera perché c’era una chiesa particolare. Portata la vettura nel punto più distante possibile – oltre dovevo imboccare l’autostrada e lei girare – mi fermo e lei mi ringrazia per un minuto continuamente mentre fruga nella sua borsa ed estrae un pezzo da 50 e insiste perché io accetti questa ricompensa con la quale avrei dovuto mangiare una pizza con i miei altri due compagni di viaggio. Io ho rifiutato per due minuti alla fine dei quali, stancato dalla tenacia della vecchietta e complice anche la fretta e la voglia di tornare a casa, ho accettato ringraziandola a mia volta. Ognuno rientra nella propria auto al proprio posto, e Mimmo ed Elena curiosi mi chiedono com’è andata e cosa mi ha detto. Io racconto brevemente e dico che voglio aspettare a partire per far andare avanti prima lei. In silenzio religioso aspettiamo questo pericolosissimo evento e infatti, quando decide che la Seicento deve fare un passo avanti, un autotreno sfodera il suo possente clacson e mi fa chiudere gli occhi per la possibile visione di uno spettacolo raccapricciante. Una volta dimostrata in modo evidente e inconfutabile l’esistenza di Dio, parto anche io con piglio deciso e insieme ai miei amici cominciamo a commentare l’accaduto e a riderci sopra, un po’ sorpresi e affascinati.

E’ stata decisamente una giornata diversa dal solito!

Divertimento, Vita quotidiana